Decreto Primo Maggio, Vivone: «Non siamo pirati. Serve un tavolo unico per tutte le organizzazioni»
FedAPI interviene sul Decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 in materia di salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale, all’esame del Parlamento per la conversione in legge.
Il presidente nazionale Pietro Vivone respinge l’etichetta di «pirata» attribuita a qualunque contratto firmato da organizzazioni che non fanno parte delle sigle maggioritarie: un criterio che non risponde a valutazioni tecniche ma a una logica di esclusione.
Il contratto pirata esiste, riconosce Vivone, ed è giusto combatterlo: è quello stipulato da soggetti senza una reale consistenza associativa, con condizioni inferiori agli standard di settore e finalità elusive. Ma non lo è un contratto alternativo sottoscritto da organizzazioni che rappresentano migliaia di imprese e centinaia di migliaia di lavoratori, spesso con un trattamento economico complessivo pari o superiore a quello dei contratti maggioritari. Una distorsione che il Parlamento ha il dovere di correggere in sede di conversione.
FedAPI ricorda che la seconda parte dell’articolo 39 della Costituzione non è mai stata attuata, come richiamato anche dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156/2025, e che le micro, piccole e medie imprese sono oltre il 95% del tessuto produttivo, generano il 63% del valore aggiunto e garantiscono il 76% dell’occupazione.
La proposta: aprire subito un tavolo unico con tutti i sindacati e le organizzazioni datoriali oggi considerate «minori», per arrivare a criteri di rappresentatività trasparenti, oggettivi e contendibili. Un sistema di relazioni industriali sano, conclude Vivone, è quello in cui ai tavoli siedono tutti i soggetti realmente rappresentativi, su criteri pubblici e verificabili.
Fonte: Il Giornale di Salerno